GUARDA “BLUE HEART” DI PATAGONIA

Lo scorso 16 marzo Patagonia, noto brand di abbigliamento outdoor, ha lanciato ufficialmente il Sito “Blue Heart”, uno spazio creato per sostenere “il cuore blu d’Europa”.

Parallalemente è stata lanciata una petizione che esorta le banche internazionali a porre fine ai finanziamenti dei più di 3000 progetti idroelettrici nella penisola balcanica che distruggerebbero un ecosistema fluviale incontaminato.

La campagna è supportata da un documentario che verrà proiettato in tutta Europa. In Italia la proiezione avverrà il prossimo 4 Maggio nello store Patagonia di Corso Garibaldi a Milano e al cinema Europa di Roma (clicca qui per scoprire date e luoghi delle proiezioni).

In occasione del lancio del trailer del documentario “Blue Heart” abbiamo intervistato Damiano Bertolotti, Enviro and Marketing Coordinator Italy per Patagonia.

Ciao Damiano, intanto ti ringraziamo per averci accolti. Da dove parte l’impegno di Patagonia a favore di questa causa?

La scelta della campagna in sé, che per la prima volta tratta un tema “Europeo” con importanza globale, è partita localmente da Patagonia Europe, per poi espandersi e diventare globale. A differenza delle precedenti campagne, JumboWild e Damnation, che erano partite dagli Stati Uniti, questa è un’iniziativa del 2013, nata da due associazioni no profit locali, “EuroNatur” E “RiverWatch” che Patagonia all’inizio supportava solo a livello di comunicazione e creazione contenuti. Poi dal 16 Marzo 2018 c’è stato il lancio globale della campagna Blue Heart di Patagonia.

Come nasce la collaborazione con le associazioni? Sono tendenzialmente loro che vengono da voi o, al contrario, siete voi che cercate loro per supportare le loro iniziative?

La risposta direi che sta nel mezzo. Inizialmente, essendo le associazioni molto piccole, cercano sovvenzioni e supporto economico, che Patagonia accoglie tramite gli Environmental Grants. Oltre alle sovvenzioni ambientaliste cerchiamo di utilizzare la nostra forza per salvaguardare e proteggere areee selvagge nel mondo. Questo fa parte della nostra Missione aziendale: Realizzare il prodotto migliore, non provocare danni inutili, utilizzare il business per ispirare e implementare soluzioni per la crisi ambientale.

Parliamo del documentario, cosa racconta? Dove verrà proiettato?

Non posso anticipare molto, per ora è uscito solo il trailer. E’ un film di 42 minuti che affronta il problema e nello specifico si focalizza sui danni che queste dighe causeranno e sulle comunità locali che stanno lottando contro questi progetti idroelettrici. Il racconto si snoda attraverso tre differenti storie nei tre paesi balcanici dove è ambientato: Albania, Macedonia e Bosnia.

Quanta consapevolezza c’è in Italia attorno al tema?

Anche io personalmente, fino a qualche mese fa, consideravo questa energia oltre che rinnovabile anche non dannosa. Poi mi sono documentato e ho scoperto che non è affatto innocua anzi…A livello locale comunque il tema è molto sentito, innanzitutto perché parliamo di un luogo sostanzialmente vicino e inoltre perché ci sono molte associazioni in Italia che lottano contro il mini idroelettrico che a causa di incentivi statali si stanno espandendo in modo esponenziale dalla val d’Aosta al Friuli. Ci sono poi investitori italiani dietro ad alcune di queste centrali idroelettriche nei Balcani. Un noto imprenditore romano è stato il principale finanziatore e coordinatore del progetto Kalivac sul fiume Vjosa. Il progetto è stato bloccato per riciclaggio dalla corte di Tirana e questo imprenditore ora “non è una persona gradita” in Albania. Ci sono poi altri investitori italiani coinvolti in progetti idroelettrici più piccoli, sempre in Albania. Una nota banca italiana sta infatti finanziando 28 centrali idroelettriche, di cui 5 sorgeranno in aree protette.

Quale sarebbe lo scopo di queste operazioni? C’è qualche ritorno utile per gli abitanti del territorio?

L’intera regione ha la grande opportunità di fare un passo avanti verso un futuro con fonti energetiche a basso impatto che, combinato con la conservazione e l’aumento di efficienza, causeranno meno danni agli ecosistemi, alle comunità e alle culture. L’energia solare ed eolica non sono hanno un impatto inferiore, ma spesso creano più posti di lavoro e meno sovraccosti. Nel sud dei Balcani ci sono 300 giorni di sole all’anno e nonostante ciò il 98% dell’intera elettricità del paese si basa sull’energia idroelettrica. Solo nel fiume Vjosa, che nasce dalle montagne greche e arriva fino al mare adriatico, sono in programma 38 progetti idroelettrici che andranno a distruggere, se realizzati, l’ultimo grande fiume libero d’Europa.

C’è qualche legame tra questa campagna e il prodotto Patagonia?

No, sono due cose totalmente separate. Nel documentario nessuno, nemmeno i noti testimonial del brand, fanno apparire il marchio. Anche sul sito Patagonia/BlueHeart non c’è alcun rimando ai prodotti o all’ecommerce, a testimonianza di ciò ci tengo a far notare che in nessuno dei paesi protagonisti del documentario (nè in tutti i Balcani) è presente un nostro punto vendita. La campagna è stata lanciata perché crediamo che tutti abbiamo la responsabilità di proteggere gli ultimi luoghi selvaggi che rimangono su questo Pianeta. Come afferma il nostro fondatore, Yvon Chouinard: “Credo che questo luogo selvaggio richieda e meriti protezione. Distruggerlo, soprattutto per colpa di una tecnologia obsoleta e costosa come l’idroelettrico, è uno spreco di denaro e una presa in giro”.

Ultima domanda, queste campagne di Corporate Social Responsability hanno successo? Siete soddisfatti dei risultati ottenuti in passato?

Con JumboWild così come nelle altre precedenti campagne siamo arrivati ad un risultato straordinario. I risultati non sono molte volte visibili nel breve tempo, spesso impiegano anni, e le campagne sono in continua evoluzione. Prendi come esempio la nostra sfida per proteggere le “Public Lands” in America. Con la nuova amministrazione Trump sono cambiati totalmente i toni e lo scopo. Già solamente far conoscere il problema, per noi è una vittoria. Siamo i primi a riconoscere il nostro impatto ambientale, ma quello che cerchiamo di fare come impresa è cercare di essere RESPONSABILI. Cerchiamo di proporre energie alternative all’idroelettrico che hanno un impatto inferiore sugli ecosistemi e le comunità locali. Con questa campagna miriamo a convincere le grandi banche internazionali a smettere di investire nella distruzione degli ultimi fiumi incontaminati d’Europa.